Molti di noi ben conoscono il Castello di Santa Severa, sul litorale laziale a pochi chilometri da Roma, e siamo abituati istintivamente a contemplare il panorama che il mare ci regala. Ciò che è oggetto di questa escursione riguarda invece ciò che abbiamo alle spalle del castello, la propaggine più estrema del comune di Tolfa, in un’area che comprende le località de “la Scaglia” e di Pian Sultano. Questa escursione ha come scopo la scoperta delle cave di caolino, della necropoli e di tutti i paesaggi marini che le circondano.

Si parte dal borgo di Santa Severa Nord, unica frazione di Tolfa da cui dista ben 16 km; a separarla da Santa Severa c’è la ferrovia litoranea. In realtà questo è il nome ufficiale, in quanto la popolazione locale usa chiamarla “Battaglione” o “secondo Battaglione”. Anche le costruzioni che si possono vedere possono far intuire il perché di questo “soprannome”: qui infatti sorse nel 1941 la caserma del secondo Battaglione del 10° reggimento arditi dell’esercito italiano. Caserma che ebbe vita alquanto breve, viste le sorti dell’ultima guerra. Nell’immediato dopoguerra venne popolata dalla popolazione proveniente da varie parti d’Italia. Una piccola chiesa ci accoglie al rintocco delle sue campane.

Ci si dirige quindi, impegnando una strada sterrata, verso la storica Azienda Biologica Morani, che ha le pertinenze su gran parte del territorio che andiamo a scoprire.

Il primo punto notevole che si può visitare è una ex cava di caolino oggi trasformata in laghetto-cisterna per la raccolta e lo sfruttamento dell’acqua per i campi e per il bestiame. Il paesaggio che si crea qui è qualcosa di unico, ricorda il celebre quadro “l’isola dei morti” di Arnold Bocklin.

Il laghetto è all’interno di una recinzione con tori di razze charolaise e limousine, per cui per l’accesso occorre accordarsi con l’azienda che provvede, per i gruppi a far spostare le mandrie in modo da rendere visitabile il sito in tutta sicurezza. Sbirciando qua e la si possono scorgere ruderi appartenti all’antico borgo medievale di Carcari, che era a capo di un piccolo feudo che insisteva sulle zone circostanti.

Si prosegue uscendo dalla recinzione e proseguendo in direzione nord lungo la strada sterrata, che poi abbandoniamo per dirigerci verso il Fosso Eri. In estate è quasi sempre in secca, mentre in inverno le piogge restituiscono l’acqua a questo torrente regalandoci a sua volta delle piccole ma suggestive cascate.

Ci si addentra quindi lungo un percorso che poco dopo ci porta in una bella necropoli etrusca, interamente costruita nel banco di travertino che qui abbonda, e che la rende unica nel suo genere: deve essere stato certamente ostico scavare queste tombe sul travertino piuttosto che sul più comodo tufo, e la motivazione probabilmente risiede nel fatto che tale necropoli, riferibile o comunque, vista la distanza, in stretta relazione con l’abitato di Pyrgi, nei pressi del castello di Santa Severa, sia stata edificata proprio qui in ricordo forse di un antico villaggio preesistente. Si distingue chiaramente una tomba a tumulo e quale tomba a camera sparsa qua e là, con all’interno i letti sepolcarli con il caratteristico semicerchio inciso sulla testa, tipico delle sepolture ceretane.

Proseguendo ancora nella macchia si può scorgere una seconda cava di caolino attualmente abbandonata. Il caolino a partire dal XVIII secolo divenne elemento essenziale nella produzione della porcellana: per secoli gli occidentali si scervellarono a capire quale fosse la formula segreta per la produzione di vasellame fatto con questo materiale, e che fino ad allora veniva importato dalla Cina a prezzi stratosferici. Non a caso la parola “caolino” deriva da “Gaoling” che era una regione cinese dove altissima era la produzione della ceramica.

Ci lasciamo alle spalle la vecchia cava, e incontriamo una serie di piccole paludi, alimentate da una fonte d’acqua (la “Fontanaccia”) oggi praticamente scomparsa in mezzo alla vegetazione.
Si continua seguendo il corso del Fosso Eri fino a quando non si congiunge con un altro fosso, quello del Grottone. E perché si chiama così? Lo si scopre di li a poco. Prorio ai piedi della rupe dalla quale si sviluppa il Pian Sultano ci sono una serie di imponenti grotte di origine naturale, generatesi per effetto del fenomeno del carsismo, quel complesso processo che porta il calcare a sciogliersi con l’acqua e che in qualche punto offre la timida formazione di alcune piccole stalattiti.

Si prosegue quindi all’interno della macchia di Pian Sultano, dove una lunga via ci conduce sulla via del ritorno e da dove, ad un certo punto, si rivelerà un panorama che abbraccia il litorale con il castello in prima fila.


Ed è qui che si arriva ad un secondo e più esteso laghetto, popolato da diverse specie di uccelli e dalle nutrie che qui vivono indisturbate.

Per concludere, si torna a Santa Severa Nord attraversando con un ponte l’autostrada Roma-Civitavecchia.

CARATTERISTICHE TECNICHE:

DIFFICOLTA’ PERCORSO: Escursionistico (E – riferimento alla tabella CAI al link https://it.wikipedia.org/wiki/Escursionismo#Italia ) LUNGHEZZA PERCORSO: 14 km DISLIVELLO: 500 mt DURATA PERCORSO: circa 8 ore + pausa pranzo PRESENZA GUADI: si

Il sito è nelle proprietà del Comune di Tolfa, dell’Università agraria Monti della Tolfa e dell’Azienda Morani, per cui per l’accesso va sempre chiesta autorizzazione. Per le uscite programmate su questa località, che vengono proposte almeno un paio di volte l’anno, invitiamo a consultare questo link: https://www.camminesploratori.com/gli-eventi/

Testo: Davide Cutugno
Foto: Davide Cutugno ed Eloisa Petricca. L’immagine “l’isola dei morti” è stata tratta da wikipedia a questo link ed è di pubblico dominio.

Si ringraziano per la collaborazione il Comune di Tolfa, l’Az. Morani e l’università agraria.

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