Credo che questo scatto sia il preciso momento in cui ho messo piede a Rota per la prima volta. Un luogo magico e segreto nel cuore dei Monti della Tolfa ma che è solo una piccola parte di tutto l’itinerario che andremo a percorrere. Rota è un borgo agricolo, già feudo, di proprietà dei marchesi Lepri che lo custodiscono dal 1789, ed è situato lungo la strada provinciale che congiunge Manziana con Tolfa.

Il percorso comincia nell’unica area possibile per parcheggiare (in area privata e che richiede quindi autorizzazione) , costituita dallo spiazzo del complesso della ex fabbrica del gesso, uno dei numerosi complessi industriali in passato molto attivi nel tolfetano per via delle ricchezze minerarie della zona. Si ipotizza che proprio da qui passasse una antica via etrusca che congiungeva Cerveteri con Volsini (Bolsena). Ed è appunto percorrendo questa via, dopo una breve salita, che si arriva al Pian della Conserva, prima tappa del nostro cammino.

Qui c’è una vasta necropoli con tombe a Tumulo e a camera, in uno dei sempre più scarsi pianori di tufo della zona. Le tombe sono probabilmente riferibili a un periodo compreso tra il VII e il VI secolo a.C., e fanno parte di un complesso di necropoli nelle vicinanze, tra qui quella dei Grottini nella Riserva di Monterano e quella più vicina di San Pietro. Queste tombe, con un pesante intervento di restauro compiuto nei decenni scorsi, stupiscono per l’ottimo stato di conservazione, e in un paio si può tranquillamente accedere grazie anche al lavoro di pulitura della comunità di Tolfa.
Lasciata la necropoli, si prosegue nelle pertinenze del Casale dell’Acqua Bianca, dove c’è un ottimo agriturismo, per uscirne e immettersi nuovamente sulla strada provinciale. Procedendo con una certa cautela, in quanto le auto sfrecciano abbastanza veloci, si scavalla il confine della prima recinzione che ci porterà a Rota.

Subito notiamo un ponte sul Fosso Verginese, che attraversiamo per entrare nella macchia. Qui le vacche sono allo stato brado, sono mansuete ma è sempre meglio non disturbarle, per cui l’itinerario che ci porta al borgo può variare a seconda di dove è posizionato il grosso della mandria.

Lungo il cammino si possono osservare i tombini del lungo acquedotto che porta l’acqua al borgo, realizzato negli anni ’30 del secolo scorso.
Si giunge all’ingresso di Rota attraverso un antico portale etrusco, rara testimonianza dell’insediamento che qui doveva essere presente già nell’antichità.

Si entra quindi, su disponibilità dei proprietari, al piazzale che comprende la chiesa di san Girolamo, che abbiamo visto in tanti film, come “l’Arcano Incantatore” di Pupi Avati o “il Camorrista” di Tornatore.

L’intero borgo è da sempre una ricercatissima location per tantissimi film: da un lato possiamo osservare l’angolo dove fu girata la celeberrima sequenza del film “Non ci resta che piangere“: Chi siete? Un fiorino!
Proseguendo su quella che è la via principale del borgo (anche qui ricordiamo qualche scena di “Meo Patacca” con Gigi Proietti, e rimandiamo per i curiosi sulle altre location alla apposita pagina del Davinotti) si arriva di fronte all’imponente Palazzo Baldinotti, con lo stemma che ancora padroneggia sul portone.

Vasta è la storia di Rota, ci limiteremo qui ad alcuni fugaci cenni (chi volesse approfondire può consultare questo link): antica Rocca che osserva le vicende di Tolfa e della Tolfaccia, fu sviluppata dalla famiglia Santacroce che la ebbe dagli Orsini secondo i canoni ben noti sia a Vejano che a Oriolo, di cui erano signori. La caduta in disgrazia della famiglia portò dopo qualche vicissitudine all’acquisto da parte di Cesare Baldinotti, esponente di una famiglia patrizia romana originaria di Pistoia. Il Baldinotti attrraverso i fitti contatti con esponenti dello stato pontificio riuscì stilare uno statuto per il borgo e ad ottenere quindi il titolo di marchese.

Purtroppo anche Cesare finì in disgrazia e fu costretto a vendere la proprietà ai Grillo, che dopo un secolo cedettero il feudo ai Borromeo, ed infine, come detto, ai Lepri. La storia più recente vede Rota falcidiata dalle incursioni della prima campagna napoleonica (si possono ancora osservare alcune parti del borgo ancora oggi nello stato di ruderi). L’intera tenuta fu poi ridotta nelle sue dimensioni come conseguenza della riforma agraria.

Si lascia quindi (e con dispiacere) il borgo e ci si dirige in direzione sud verso Montisola Alta, che come suggerisce il nome è il punto più alto della tenuta (368 mt s.l.m.). Qui si apre uno scenario spettacolare: alle nostre spalle si vede Rota leggermente dall’alto, mentre alla nostra sinistra si vede il paese di Canale Monterano e, se si aguzza la vista, si può scorgere anche il monastero di san Bonaventura dell’ Antica Monterano. Si arriva fino alla località La Botte, che oltre ad essere una delle poche sorgenti della zona ha una particolarità: proprio su di essa infatti passa il meridiano terrestre che separa i quadranti 32T e 33T.

Si prosegue attraverso la querceta, ancora di proprietà dei Lepri: qui avviene ciclicamente, da secoli, il taglio dei boschi.
Alla fine della strada c’è una prima recinzione che delimita molto chiaramente i confini della tenuta di Rota: si può osservare il cippo con l’iniziale L della famiglia.

Si entra quindi nelle pertinenze dell’università agraria di Tolfa fino ad oltrepassare un secondo cancello che finisce su una delle strade vicinali che ci porterà direttamente, con una lunga passeggiata, e con il borgo di Tolfa e la Rocca dei frangipane in bella vista, fino al punto di partenza alla fabbrica del gesso.

CARATTERISTICHE TECNICHE

DIFFICOLTA’ PERCORSO: Escursionistico (E – riferimento alla tabella CAI al link https://it.wikipedia.org/wiki/Escursionismo#Italia ) LUNGHEZZA PERCORSO: 13 km DISLIVELLO: 500 mt PRESENZA GUADI: no

Tutta l’escursione, tranne la piccola parte dell’università agraria è situata all’interno della tenuta di Rota, in un fondo chiuso e non è possibile accedere. Pertanto vi invitiamo a non introdurvi nella proprietà senza autorizzazione. Per le uscite programmate su questa località, invitiamo a consultare questo link: https://www.camminesploratori.com/gli-eventi/

Testo: Davide Cutugno Foto: Davide Cutugno, Eloisa Petricca e Pamela Lagalante. Si ringraziano per la collaborazione il Comune di Tolfa, la proprietà di Rota e l’Università Agraria. Tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione anche parziale di questo articolo con foto annesse senza autorizzazione

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