Questo itinerario è forse il più “improbabile” e meno conosciuto dei giri che proponiamo, e si sviluppa tra tre comuni: Vejano, Bassano Romano e Oriolo Romano, nel cuore della campagna tra il lago di Bracciano e i Monti della Tolfa. Si prefigge l’obiettivo di collegare tra loro le diverse particolarità archeologiche e naturalistiche della zona. Cominciamo!

Si parte da Piazza della Chiesa Nuova della Madonna del Rosario che, come suggerisce il nome, è stata edificata nel dopoguerra. Vejano infatti fu gravemente colpito da un bombardamento aereo nel 1944, ed ancora oggi il centro storico più antico risulta diruto.

Ci avviamo per le vie del paese per raggiungere il Castello dei Santacroce, dalla particolarissima pianta triangolare con tre ampi torrioni circolari che ne conferisce un aspetto massiccio ed imponente. Edificato dagli Orsini, divenne proprietà della famiglia Santacroce che fece le fortune anche dei borghi di Rota e di Oriolo. Fino a quando Paolo Santacroce, figlio di Giorgio III (fondatore di Oriolo) non uccise la madre, e il fratello Onofrio, che istigò il fratello a compiere questo gesto fu decapitato davanti Castel Sant’Angelo. Oggi è proprietà privata.

Si prosegue quindi verso una strada di campagna che ci porta all’interno dell’Università Agraria di Vejano.

Qui possiamo trovare due importanti elementi che rappresentano l’attività vulcanica della zona: da una parte la fonte dell’Acquaforte, da cui sgorga un’acqua molto ferruginosa dal sapore difficilmente sostenibile e leggermente frizzantino;

dall’altra la solfatara, oggi chiusa da una recinzione. Le solfatare della zona sono tutte mediamente pericolose per via dei gas a base di zolfo e anidride carbonica che vengono emanati; in questo sito poi la solfatara insiste all’interno di una conca generato dal fosso omonimo creando una autentica camera a gas che in passato ha fatto anche qualche vittima. Tuttavia, anche fuori dalla recinzione si possono osservare alcune polle d’acqua e gas, segno che l’attività della solfatara è in continuo movimento.

Di fronte a noi si manifesta una collina di tufo, coperta da un bosco di querce. Solo gli abitanti della zona sanno che qui c’è una antica rocca, con un piccolo centro abitato, ormai finito nel dimenticatoio. Il sito è chiamato il Teto o Castrum Alteti.

Addentrandoci nella vegetazione, ci imbattiamo subito in quella che probabilmente è una tomba ad arcosolio di epoca romana, segno che il posto era sfruttato fin dall’antichità. Superato qualche ostacolo ci troviamo di fronte al vallone difensivo con il fortino, ormai diruto, di pianta rettangolare, e diverse tracce di abitati rupestri. La funzione del Castrum era difensiva e di controllo: sicuramente chiudeva a tenaglia la strada tra l’altura e Vejano, inoltre proprio ai piedi della rupe scorreva la Via Clodia, che scopriremo scendendo nuovamente dal sito e proseguendo su vasti campi verdi adibiti a pascolo, che regalano panorami suggestivi in ogni periodo dell’anno.

Arriviamo al cospetto del Mignone, che qui è ancora con le caratteristiche del torrente. L’aspetto non deve però ingannare il visitatore: è noto infatti che in occasione di piogge torrenziali il torrente si può ingrossare con estrema facilità e velocità. Lo attraversiamo, entrando nel territorio di Bassano Romano e trovando, dopo poco, un ampio tratto della Via Clodia.

Edificata nel III secolo per mettere in collegamento le allora recenti conquiste romane, era una via essenzialmente “turistica”, non utilizzata cioè per scopi militari, e che aveva lo scopo di collegare le diverse stazioni termali della zona. Più avanti una piccola azienda di allevamento ovini, facendo attenzione ai cani ci si incammina seguendo una strada di campagna che poi viene lasciata, entrando in un altro fondo nel comune di Oriolo Romano. Ci addentriamo nuovamente nella macchia, stavolta per scoprire una antica cisterna romana: come nel caso della vicina località Fontiloro, è probabile che allora esistesero delle sorgenti d’acqua che veniva poi raccolta in queste cisterne.

Ci troviamo quindi davanti alla strada Braccianese Clodia, e facendo molta attenzione in quanto qui le macchine sfrecciano veloci, entriamo su una stradina sterrata ai piedi dell’esigua altura del Monte Rosano, fino a raggiungere il Fosso della Madonnella. Da qui in poi, il percorso sarà arrangiato e seguirà sempre i corsi dei vari torrenti fiumo al fiume Mignone.

E’ interessante notare che questo fosso cammina in gran parte su uno strato di basalto, per cui camminandoci dentro si ha la sensazione di camminare su una strada asfaltata attraversata da un torrente d’acqua. Quasi sempre c’è poca acqua e si può percorrere senza tropa difficoltà. Arriviamo quindi alla cabina dell’ACEA per la captazione dell’acqua della Sorgente Settevene. Ci si immette quindi in una forra ancora più suggestiva, quella di Settevene, e sebbene il percorso non sia (tranne in qualche tratto) particolarmente ostico, non è prudente addentrarsi senza esere accompagnati da chi conosce il posto.

Nel percorrere la forra, sappiamo dalla cartina che siamo proprio sotto un’altra interessante rupe dal punto di vista archeologico: quella della Torre d’Ischia, dove diversi anni fa furono rinvenute tracce di un abitato riferibile all’età del bronzo.

Alla fine di questo lungo percorso in forra, arriviamo di nuovo davanti al Mignone, che qui porta più acqua rispetto all’attraversamento precedente in quanto ci troviamo in un tratto più a valle. L’attraversamento qui può essere più o meno difficoltoso a seconda della stagione e della portata d’acqua.

Una volta attraversato il Mignone, lo si segue risalendolo e contemplando la valle con i suoi ampi prati e i suoi silenzi. Si può decidere di lasciare dopo circa un paio di chilometri la valle e di percorrrere la strada comunale, o se si ha un pò di spirito di avventura, continuare a seguire il corso del fiume, affrontando uno sterrato che ormai è stato invaso dal letto del fiume e perennemente allagato.

Ad ogni modo, si passa proprio davanti alla Chiesa di Sant’Orsio,e di li a poco ci ritroviamo ai piedi della parte diruta di Vejano di cui parlavamo prima, con un fontanile che può essere molto utile, soprattutto nelle giornate calde. Il giro si conclude percorrendo la strada comunale che ci riporta al parcheggio.

Non ci sono particolari difficoltà, come detto, e l’escursione è in gran parte nell’agraria di Vejano, che solitamente non fa particolari problemi per una passeggiata a piedi; un pò diverso è il discorso nel tratto di Bassano Romano con la Via Clodia, che è in proprietà privata e va chiesta autorizzazione per il passaggio.

Testo: Davide Cutugno
Foto: Davide Cutugno, Eloisa Petricca

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